dal 9 al 28 agosto 2009

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Sezione "Cina":

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Data:

17 agosto

Luogo:

Fengdu

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Stanotte abbiamo sempre navigato e, per la prima volta da quando siamo qui, abbiamo osservato il cielo stellato, accorgendoci che è completamente diverso dal nostro.

Dopo la solita levataccia e la solita colazione seguente il passaggio delle “cavallette”, scendiamo dalla nave per raggiungere, finalmente a piedi dopo otto giorni di inattività fisica, la cittadina di Fengdu. Situata ai piedi del monte Pingdu, è famosa per i templi in cui venivano praticati esorcismi ed è anche nota col nome di “città dei fantasmi”. Peccato che anch’essa è stata completamente ricostruita. Subito, per raggiungere il villaggio, ci troviamo a dover salire una lunga fila di gradini. Anna, da vera regina, si fa accompagnare a bordo di una portantina. Arrivati in cima saliamo su uno di quei trenini elettrici (anche oggi siamo col gruppo di tedeschi) che portano all’ingresso. Qui la guida ci dice che chi vuole può salire alla città con la funivia, cosa che il nostro gruppo fa. Noi, insieme ai tedeschi, ci apprestiamo a salire i 600 gradini che si addentrano nella “foresta”. Fa un caldo incredibile e c’è un’umidità pazzesca, tanto che in men che non si dica ci ritroviamo completamente bagnati. La salita è meno ardua di quanto pensassimo, allietata anche dalla vista dei giardini che man mano ci troviamo ad attraversare; arriviamo in cima quasi contemporaneamente agli altri che hanno preso la funivia. Anna ci dice che siamo degli “eroi”. Esagerata!

Fengdu è un posto pieno di turisti, nei cui templi buddismo, taoismo e confucianesimo si fondono. Ovunque si incontrano statue di diavoli e divinità non bene identificate. C’è anche una specie di presepe-divina commedia che mette in scena varie torture, come strappare il cuore o tagliare la lingua. Alcune donne vendono dei cartigli, passaporti per attraversare l’aldilà, sui quali viene apposto il proprio nome. Anche noi dobbiamo compiere una serie di rituali: attraversare un ponte mano nella mano (io a destra e Fabio a sinistra) per complessivi nove passi da fare insieme, non uno di più e non uno di meno, al fine di ritrovarci in coppia anche nella prossima vita, attraversare la porta di un tempio (io con la gamba destra avanti e Fabio con la sinistra) al fine di non rischiare di cambiare sesso nella prossima vita. Infine, tra il ponte della ricchezza e quello della salute, abbiamo scelto quest’ultimo: non vogliamo essere i più ricchi del cimitero! Anche qui viene confermata la nostra sensazione che in Cina la religione si mischia con la superstizione ed il confine fra le due cose è molto labile.

Terminato questo divertente tour e fatte le foto di rito, madidi di sudore come mai prima d’ora, ridiscendiamo i nostri bei gradini (ne ho contati 432, non 600…) insieme ai tedeschi, mentre il resto del gruppo riprende la funivia. Poi di nuovo attraversiamo il viale delle bancarelle, dove i venditori propongono in un inglese molto forzato e ripetitivo le loro cianfrusaglie. Il solito trenino turistico ci riporta alla base e, ridiscesi i gradini di inizio giornata, rieccoci alla nave, più accaldati che mai. Ogni volta che rientriamo in nave ci offrono piccoli asciugamani inumiditi per rinfrescarci e del tè caldo. Fatta una doccia, mentre  riprende la navigazione (siamo nel Sichuan), andiamo a seguire le lezioni sulle perle ed impariamo tutto su come distinguerle da quelle false. Un metodo infallibile è osservarne la forma, poiché le perle vere sono irregolari ed ognuna è diversa dall’altra.

Alle 12 (qui si mangia presto) consumiamo un buon pranzo cinese, per poi rientrare in cabina a riposarci e, soprattutto, a fare un po’ di bucato. Nel pomeriggio ci siamo intrattenuti al bar sorseggiando caffè (oggi il tè non mi va) ed ammirando il paesaggio, mentre un ragazzo tiene una lezione sulla pittura tradizionale cinese. Ci raggiungono Domenico e Stefania, la quale ordina un tè “bellissimo”: una palla che con l’acqua calda si apre e libera un fiore rosso adorno di una corona di gelsomino.

Alle 18:30 di nuovo cena cinese, con i saluti del capitano, mentre più tardi ci aspetta il talent show. Fabio avrebbe voluto partecipare con un saggio di salsa, ma io mi sono categoricamente rifiutata. I polacchi si sono esibiti nel ballo e nella magia, i cinesi nel karaoke, che qui va forte. Samantha, la nostra accompagnatrice, ci ha dedicato “O sole mio”. In tarda serata arriviamo a Chongqing e subito ci ritroviamo avvolti da grattacieli luminosi. Trattasi di una megalopoli con 32 milioni di abitanti, situata alla confluenza tra lo Yangzì e il Jialing.

 

 

Le Gole Wu e Qutang

La crociera è finita