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Stanotte
abbiamo sempre navigato e, per la prima volta da quando siamo qui,
abbiamo osservato il cielo stellato, accorgendoci che è
completamente diverso dal nostro.
Dopo
la solita levataccia e la solita colazione seguente il passaggio
delle “cavallette”, scendiamo dalla nave per raggiungere,
finalmente a piedi dopo otto giorni di inattività fisica, la
cittadina di Fengdu. Situata ai piedi del monte Pingdu, è famosa
per i templi in cui venivano praticati esorcismi ed è anche nota
col nome di “città dei fantasmi”. Peccato che anch’essa è
stata completamente ricostruita. Subito, per raggiungere il
villaggio, ci troviamo a dover salire una lunga fila di gradini.
Anna, da vera regina, si fa accompagnare a bordo di una portantina.
Arrivati in cima saliamo su uno di quei trenini elettrici (anche
oggi siamo col gruppo di tedeschi) che portano all’ingresso. Qui
la guida ci dice che chi vuole può salire alla città con la
funivia, cosa che il nostro gruppo fa. Noi, insieme ai tedeschi, ci
apprestiamo a salire i 600 gradini che si addentrano nella
“foresta”. Fa un caldo incredibile e c’è un’umidità
pazzesca, tanto che in men che non si dica ci ritroviamo
completamente bagnati. La salita è meno ardua di quanto pensassimo,
allietata anche dalla vista dei giardini che man mano ci troviamo ad
attraversare; arriviamo in cima quasi contemporaneamente agli altri
che hanno preso la funivia. Anna ci dice che siamo degli “eroi”.
Esagerata!
Fengdu
è un posto pieno di turisti, nei cui templi buddismo, taoismo e
confucianesimo si fondono. Ovunque si incontrano statue di diavoli e
divinità non bene identificate. C’è anche una specie di
presepe-divina commedia che mette in scena varie torture, come
strappare il cuore o tagliare la lingua. Alcune donne vendono dei
cartigli, passaporti per attraversare l’aldilà, sui quali viene
apposto il proprio nome. Anche noi dobbiamo compiere una serie di
rituali: attraversare un ponte mano nella mano (io a destra e Fabio
a sinistra) per complessivi nove passi da fare insieme, non uno di
più e non uno di meno, al fine di ritrovarci in coppia anche nella
prossima vita, attraversare la porta di un tempio (io con la gamba
destra avanti e Fabio con la sinistra) al fine di non rischiare di
cambiare sesso nella prossima vita. Infine, tra il ponte della
ricchezza e quello della salute, abbiamo scelto quest’ultimo: non
vogliamo essere i più ricchi del cimitero! Anche qui viene
confermata la nostra sensazione che in Cina la religione si mischia
con la superstizione ed il confine fra le due cose è molto labile.
Terminato
questo divertente tour e fatte le foto di rito, madidi di sudore
come mai prima d’ora, ridiscendiamo i nostri bei gradini (ne ho
contati 432, non 600…) insieme ai tedeschi, mentre il resto del
gruppo riprende la funivia. Poi di nuovo attraversiamo il viale
delle bancarelle, dove i venditori propongono in un inglese molto
forzato e ripetitivo le loro cianfrusaglie. Il solito trenino
turistico ci riporta alla base e, ridiscesi i gradini di inizio
giornata, rieccoci alla nave, più accaldati che mai. Ogni volta che
rientriamo in nave ci offrono piccoli asciugamani inumiditi per
rinfrescarci e del tè caldo. Fatta una doccia, mentre
riprende la navigazione (siamo nel Sichuan), andiamo a
seguire le lezioni sulle perle ed impariamo tutto su come
distinguerle da quelle false. Un metodo infallibile è osservarne la
forma, poiché le perle vere sono irregolari ed ognuna è diversa
dall’altra.
Alle
12 (qui si mangia presto) consumiamo un buon pranzo cinese, per poi
rientrare in cabina a riposarci e, soprattutto, a fare un po’ di
bucato. Nel pomeriggio ci siamo intrattenuti al bar sorseggiando
caffè (oggi il tè non mi va) ed ammirando il paesaggio, mentre un
ragazzo tiene una lezione sulla pittura tradizionale cinese. Ci
raggiungono Domenico e Stefania, la quale ordina un tè
“bellissimo”: una palla che con l’acqua calda si apre e libera
un fiore rosso adorno di una corona di gelsomino.
Alle
18:30 di nuovo cena cinese, con i saluti del capitano, mentre più
tardi ci aspetta il talent show. Fabio avrebbe voluto partecipare
con un saggio di salsa, ma io mi sono categoricamente rifiutata. I
polacchi si sono esibiti nel ballo e nella magia, i cinesi nel
karaoke, che qui va forte. Samantha, la nostra accompagnatrice, ci
ha dedicato “O sole mio”. In tarda serata arriviamo a Chongqing
e subito ci ritroviamo avvolti da grattacieli luminosi. Trattasi di
una megalopoli con 32 milioni di abitanti, situata alla confluenza
tra lo Yangzì e il Jialing.
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