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Dopo
una sontuosa colazione a buffet, la nostra guida (oggi Paolo) ci
porta a fare una passeggiata sul lungomare, dove si vedono i
grattacieli a picco sull'acqua. Hong Kong è una metropoli di 7
milioni di abitanti in cui si parla cantonese. Essendoci poco
spazio, in quanto i monti finiscono a picco sul mare, sono stati
costruiti grattacieli sempre più alti e si continua a costruirne
demolendo quelli più vecchi e più bassi. Anche il nostro albergo,
nel quartiere di Kowloon, verrà presto abbattuto per fare posto ad
un grattacielo più alto. Piove a dirotto, è un caldo molto umido
e, in più, si sentono gli effetti del tifone che si è abbattuto su
Taiwan pochi giorni fa.
Ripreso
il nostro pulmino, arriviamo ad un tempio buddista e taoista
coloratissimo e pieno di statue: c'è la tartaruga portafortuna; il
ponte che, ogni volta che ci passi sopra, hai tre giorni di vita in
più; la statua porta soldi, etc. Sembra di stare in un grande luna
park che, in realtà, rispecchia la superstizione dei cinesi, anche
se qui, mi pare di capito, non si sentono cinesi.
Gli
alberi sono invasi da libellule giganti e sono tutti numerati come,
nel resto della città.
Dopo
una sosta di mezz'ora, col nostro autobus, raggiungiamo il villaggio
di pescatori di Aberdeen, per fare una
gita sul sampang, tipica imbarcazione locale. In realtà,
dell'antico villaggio non è rimasto nulla, se non dei barconi
attraccati in acqua sui quali vivono ancora i pescatori. Questa
città è in continua evoluzione e sempre più moderna; di antico, o
anche solo di vecchio, non è rimasto nulla.
Dopo
la visita ad una fabbrica di gioielli, dove nessuno di noi ha
acquistato niente (ci trattano come polli da spennare) abbiamo
raggiunto il Victoria Peak , una collina adorna delle ville dei
ricconi, da cui si gode un bel panorama sulla città. Qui si trova
il famoso Caffè Decò, dove abbiamo pranzato. Il pranzo, menu
fisso, era talmente abbondante che nessuno di noi (Fabio a parte...)
è riuscito a consumarlo per intero e mi sa che si sono un po'
offesi.
Pieni
come porchetti all'ingrasso, siamo andati alla stazione a prendere
il treno per Canton, nome “occidentale” dato alla città di
Guangzhou.
La
stazione funziona come fosse un aeroporto, con tanto di check-in,
imbarco bagagli e controllo passaporti, in quanto passare da Hong
Kong alla Cina è come cambiare Stato. Il treno è pulitissimo e
puntualissimo, ci sono le hostess che ci forniscono l'acqua e
passano anche dei camerieri per chi vuole acquistare cibo e
giornali. Durante le due ore di viaggio non faccio altro che
dormire: sarà che non ho ancora smaltito il fuso orario. Arriviamo
a Canton verso le 19 ed impieghiamo un'ora per sbrigare tutte le
pratiche burocratiche.
All'uscita
da questa grande, bella e pulita stazione troviamo Zenga, la nostra
guida locale, che ci aspetta e ci mette fretta perché siamo in
ritardo. Ma mica è colpa nostra! Arrivati in hotel abbiamo appena
il tempo di lavarci le mani, perché dobbiamo cenare prima che
chiuda il buffet. Qui cenano molto presto e solo per i turisti fanno
eccezione. Che stress!
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