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Anche
questa mattina ci svegliano alle 06:30, ma neanche stamattina
riusciamo ad andare alle lezioni di taichi che, sempre alle 06:40,
si tengono sul ponte della nave. Pigroni! Verso le 08:00, subito
dopo la colazione, partiamo per un’escursione sul fiume Shennong,
affluente dello Yangzè. I primi 50 minuti di viaggio si fanno a
bordo di un grande battello, dove già ammiriamo un bel paesaggio,
seppur stravolto dall’innalzamento dell’acqua. Successivamente
ci dividono in piccoli gruppi (noi siamo insieme a dei tedeschi) e
ci fanno salire su piccole imbarcazioni in legno a forma di fava. La
nostra (e ti pareva) imbarca acqua, ma nessuno pare preoccuparsene.
Su ogni barca ci sono una guida e sei marinai (compreso il capitano)
che remano, tutti appartenenti alla minoranza etnica di questi
luoghi. La guida ci spiega, mentre noi ammiriamo e fotografiamo, le
bellezze di questi luoghi in parte, ahimè, sommerse. La gente
di qui usa seppellire i propri defunti in sarcofagi che pone tra le
fessure delle rocce. Molti di questi sono stati
sommersi, mentre altri finiranno sotto quando l’acqua salirà a
175 metri; morale, ne rimarranno solo quattro o cinque. I sarcofagi
venivano riposti nelle fessure in base al ceto sociale cui
apparteneva il defunto: più esso era alto, più in alto veniva
scelta la fessura per la sepoltura; per questo, la maggior parte
delle sepolture avveniva ad un’altezza di poco superiore al
livello originario del fiume ed estremamente poche erano quelle che
superavano i 175 metri.
Lungo
il fiume incontriamo pescatori e altra gente che ripulisce le acque
dalle immondizie lasciate dalle orde di turisti. La cosa triste è
che qui prima erano tutti pescatori, mentre ora usano le loro barche
quasi esclusivamente a scopo turistico. Alla nostra domanda se
fossero contenti degli sconvolgimenti che la grande diga ha portato
alle loro terre, la guida ci fa notare che prima vivevano solo di
pesca ed in case modeste, mentre ora la diga ha portato tanti
turisti e, di conseguenza, molti più soldi; anche se sono stati
costretti ad abbandonare le loro antiche abitazioni, ora vivono in
case più grandi e più funzionali. La nostra sensazione è che non
si rendono conto dello scempio che si sta consumando: la fame di
energia e di soldi è davvero tanta.
Arrivati
ad un tratto di fiume in cui l’acqua è più bassa, i marinai
scendono dalle barche per trainarle con le funi. Una volta facevano
tutto ciò completamente nudi, ora, per noi, indossano un completino
azzurro. Tra di loro c’è un vecchietto di 83 anni, completamente
sdentato.
Improvvisamente
accade una cosa esilarante, perché mentre le barche coi cinesi
(piccoli e leggeri) passano agevolmente, noi, grossi e pesanti per
aver anche imbarcato acqua, ci incastriamo e i poveri marinai
suderanno le famose sette
camicie per farci passare. Noi ci offriamo di scendere, ma non ce lo
permettono. La guida locale si appoggia su un pezzo della barca che
subito si rompe, per cui comincia ad entrare più acqua di prima…
aiuto! In compenso, a differenza dell’acqua marrone dello Yangzì
e di quella verde torbido del suo affluente, qui è chiara, limpida
e freddissima, perché viene direttamente dalla montagna. Male che
vada ci faremo un bagno… Invece no, il ritorno è molto più
agevole, dato che ora scorriamo nel verso della corrente e
procediamo velocemente. Anzi, i marinai delle varie barche
gareggiano per arrivare primi e ad ogni occasione cercano di
superarsi, mentre le guide intonano armonie e canti popolari.
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Panorami di questo posto dove, a
nostro avviso, si sta consumando un grave scempio in nome
della fame di energia |
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| La piacevole navigazione sullo
Shennong |
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Pescatori e "spazzini"
lungo lo Shennong |
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