I nostri viaggi

Il Cairo | Il Museo Egizio

03 settembre 2002

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Scettro del FaraoneDopo "ben" 4 ore di dormita, sveglia alle 08:30, colazione alle 09:00 e partenza alle 09:30: già si capisce che la nostra gita avrà un ritmo "sostenuto". Oggi Sami lascia il posto a Mfid, una guida che parla un po' meglio l'italiano [secondo Luca Sami parla come Salvatore de "Il nome della rosa" ahhhh eccellentissimo, no sabe nada, sputa, sputa].

La meta di oggi è il museo del Cairo, il più grande museo egizio del mondo. Durante il tragitto in pullman abbiamo modo di osservare meglio la città: è poverissima, sporca, sembra una pattumiera pullulante di vita, strapiena di sporcizia e di gente che corre non si sa bene dove e per fare cosa. L'aria è costantemente impregnata di una tipica puzza di marcio frutto della miscela creata dalla spazzatura e dallo smog dei 2 milioni di macchine che intasano le strade ogni giorno. Per giunta, si tratta di macchine di 30 anni fa come Fiat 127, 128, 124 e Peugeout 204, di cui molti sono taxi bianchi e neri.Oggi una di queste auto si é fermata su un viadotto, in mezzo al traffico impazzito, e, mentre l’autista tentava di rimetterla in moto, un altro uomo la spingeva.Qui le macchine sono sempre piene di gente e decorate all’interno in modo estremamente kitch. In mezzo a queste auto, guidate in maniera a dir poco selvaggia, ogni tanto sbucano dei carretti trainati da asini [con altri ritmi rispetto alle auto].

Abbiamo visto tanti bambini scalzi e tutte le donne sono completamente coperte, dalla testa ai piedi: la maggior parte indossa il chador abbinato ad abiti di foggia occidentale, raramente si vedono donne con il burka. Povertà, caos e fatiscenza sono le cose che balzano subito agli occhi.

Le case sembrano tutte diroccate: in realtà non vengono mai portate a termine, perché di volta in volta, quando serve, viene aggiunto un piano. Benché sia tutto abusivo (la piana lungo il Nilo, infatti, è l’unica zona fertile dell’Egitto e, essendo poca, andrebbe sfruttata per le coltivazioni, non occupata dalle case), nel costruire viene seguito comunque un certo criterio, che consiste nell'inserire le finestre solo sul lato dell'edificio che dà sulla strada, per permettere ad altre costruzioni di attaccarsi alla propria. Per le strade ci sono tanti venditori ambulanti di stoffe, di pane e di acqua. Questi ultimi, in particolare, trasportano un contenitore con delle fontanelle, ad ognuna delle quali è legato con una catena un bicchiere di latta. Un vero spettacolo.

Lo stesso caos delle strade l'abbiamo potuto notare all'interno del Museo Egizio, dove siamo riusciti ad entrare solo dopo una lunga trafila di controlli. Qui, come in tutta la città, ci sono tantissimi poliziotti, tutti armati fino ai denti. Non c'é da stare molto tranquilli... [é tutta scena - é vero: se qualcuno ci attaccasse sarebbero sicuramente i primi a scappare, speriamo che almeno ci lascino i mitra]. Tornando al caos, il museo del Cairo é zeppo di roba sottratta alle varie piramidi.

É tutto molto bello, ma colpisce il fatto che tutti questi oggetti preziosissimi siano ammassati e apparentemente buttati là senza criterio [mi dissocio, quasi tutto seguiva una logica - ma che dici forse per te che vivi in un posto dove fanno le circonvallazioni sotto le finestre della gente] in teche dove tutti si appoggiano e sporcano i vetri. Le statue, poi, sono le "sedie" preferite dai turisti e, non avendo nessuna protezione, tutti le toccano e le rovinano. Più che in un museo, sembra di stare in un magazzino, in cui, per giunta, fa un caldo infernale.Guidati da Mfid, abbiamo visto antiche barche di legno, antichi armamenti, statue colorate con occhi di quarzo che sembrano veri, la statua in diorite nero di Chefren. Ma, come ci si può immaginare, la cosa che ci ha colpito di più è stato il tesoro di Tutankamon: 

La statua di Chefren in diorite nero

La statua di Akenathon

4 stanze, in legno ricoperto d’oro, originariamente inserite una nell’altra; dentro l’ultima, la più piccola, era conservato un sarcofago (anch’esso ricoperto d’oro) che, a sua volta, conteneva un altro sarcofago d’oro zecchino, dal peso 110 Kg.

Da ultimo, in questo sarcofago era custodita la mummia del Faraone, la quale indossava la famosa e bellissima maschera d’oro che tutti conosciamo. La sala con il tesoro è l’unica tenuta quasi al buio e molto refrigerata. Al suo interno i visitatori sono tantissimi e bisogna far la fila come per vedere la Gioconda al Louvre.

Sarcofago

 

Il collare

La maschera

Dopo questa veloce visita di circa 2 ore (il minimo indispensabile per avere un’idea che 2 ore sono troppo poche e ci hanno fatto pure pagare 10 LE per fare foto senza flash a dei reperti molto spesso poco illuminati!), siamo andati a pranzo in un bel ristorante-battello sul Nilo.

Il cibo qui è abbastanza buono, molto speziato, ma dobbiamo stare attenti a non mangiare pietanze a rischio "cacarella". Abbiamo iniziato con varie ciotole contenenti salse strane da mangiare col pane azimo caldo. Poi ci hanno portato carne e salsicce di castrato (molto puzzolenti) con patate fritte e, per finire, dolce di riso con latte di mandorle. La cosa singolare è che l’acqua (la famosa "Baraka") si paga sempre a parte, qui come in albergo e in ogni altro ristorante.

Il Nilo con lo sky line del Cairo

 

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